Prestiti chirografari: normativa, cosa dice la legge

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Se vuoi scoprire cosa sono i prestiti chirografari cosa dice la legge, sei nel posto giusto. In questa guida ti spiegheremo nel dettaglio ogni cosa su questa tipologia di finanziamenti.

Prestiti chirografari: cosa sono

I prestiti chirografari sono dei mutui concessi senza il bisogno di ipotecare un immobile e senza usare altre garanzie. Per ottenere il finanziamento sarà necessaria la forma dell’intestatario del contratto. Ma andiamo più a fondo.

Il prestito chirografario è una tipologia di finanziamento che richiede come unica garanzia la firma del debitore, il quale si impegnerà a rimborsare le rate come previsto dal piano di ammortamento. Per poter richiedere un prestito chirografario bisognerà avere un reddito stabile e un patrimonio affidabile. Non serviranno però garanzie reali, come le ipoteche sulla casa.

Qualora la firma del richiedente non fosse sufficiente, allora si potrà usare la firma di un garante, ossia un terzo che assicurerà di poter rimborsare il prestito al posto del beneficiario che evidentemente non possedeva i requisiti necessari.

Il prestito chirografario rappresenta un’ottima alternativa ai mutui e anche ai prestiti personali. Potrai rivolgerti a questi finanziamenti quando necessiti di un importo non troppo alto e disponi di un reddito e di un patrimonio piuttosto stabile per poter dimostrare la copertura della concessione in denaro.

Prestiti chirografari: cosa dice la legge

I prestiti chirografari sono considerati dei veri e propri finanziamenti di fiducia che vengono erogati dalle banche o dalle finanziarie in favore di un soggetto richiedente. Ma cosa dice la legge sui prestiti chirografari?

Innanzitutto la normative vuole che il richiedente abbia una certa capacità reddituale e anche un patrimonio. Questo significa che non potrà essere chiesto da un inoccupato, un disoccupato o da chi ha un contratto di lavoro a termine o di tipo occasionale. Inoltre la legge dice anche che i prestiti chirografari vengono concessi in un tempo inferiore di 10 anni.

Inoltre secondo la normativa, i prestiti chirografari possono essere richiesti anche dalle imprese o dalle aziende. Possono essere adoperati per coprire i costi di lavori condominiali, lavori di ristrutturazione sugli immobili su cui sarebbe difficile fare un’ipoteca.

Il rimborso dei prestiti chirografari è garantito dal debitore personalmente mediante la firma del contratto. Si parla di crediti chirografari quando il prestito non è coperto da garanzie personali, come accade in presenza di un fideiussore, o da garanzie reali, come i pegni o le ipoteche.

Ma cosa dice la legge sugli importi dei prestiti chirografari? Queste soluzioni di finanziamento non erogano contributi superiori ai 30 mila euro.

Interessi dei prestiti chirografari: cosa dice la legge

Quando si parla dei prestiti chirografari, bisogna capire anche cosa dice la legge riguardo ai tassi di interesse. Questi cambiano in base alla banca che concede l’importo e anche a seconda dei singoli casi di finanziamento. Le regole generali però sono che i tassi potranno essere di due tipi: il tasso fisso e  il tasso variabile.

Il tasso fisso indica che il debitore sarà sin dal giorno della firma del contratto quali sono gli interessi applicati su ogni singola rata e saprà anche quale sarà l’importo della mensilità. I tassi variabili invece possono essere un’incognita perché sono legati ad un indice finanziario. Quindi gli interessi su ogni singola rata potranno sia aumentare che ridursi.

Inoltre al tasso di potrà applicare anche uno spread del 4% in base alla finanziaria che concede il credito. Ci sono poi altre spese come i costi dell’istruttoria e dell’apertura della pratica, che può variare da 0 a 0,5%. E poi le eventuali spese di incasso come i costi di commissione che vengono applicati ogni mese quando si incassa la mensilità.

Prestiti chirografari non pagati: cosa dice la legge

Ma cosa dice la legge riguardo i prestiti chirografari non pagati? Può accadere infatti che il debitore non paghi una o più mensilità alla banca che ha concesso il credito. Queste situazioni possono accadere per vari motivi, tuttavia la finanziaria è tenuta per legge a difendersi e a inviare degli eventuali solleciti.

La banca, ad esempio potrà inviare una prima lettera di sollecito per far pagare il debito al beneficiario del prestito. Se il debitore continua a non pagare e, addirittura, ha deciso di ignorare la lettera inviata dalla finanziaria, allora la banca dovrà notificare gli atti giudiziari e dovrà procedere con il pignoramento del bene presente nel patrimonio dell’individuo insolvente.

Quando si verifica questa situazione, il beneficiario del prestito verrà iscritto nella Centrale di Rischi. Si tratta di un database dove sono inseriti tutti i cosiddetti “cattivi pagatori”. Nella lista sono quindi segnalati tutti coloro che si sono mostrati insolventi nel pagamento di una o più rate e difficilmente questa categoria riuscirà ad ottenere ulteriori prestiti nel futuro. Per poterlo fare, dovranno per forza adoperare un garante, ossia un fideiussore, oppure rivolgersi a dei finanziamenti che hanno ulteriori garanzie che portano e banche a fare affidamento ad altri elementi per l’effettiva copertura, come la cessione del quinto.